Nel tardo pomeriggio di giovedì 12 febbraio, in occasione del sesto anniversario dall’apertura di Palazzo Maffei (Piazza Erbe 38, Verona), all’interno del suo teatrino si è svolto un incontro intitolato Felice Casorati, Il sogno del melograno. Casorati, presente nella collezione di Palazzo Maffei con alcuni suoi capolavori tra cui Il sogno del melograno, è uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento.
È stata la direttrice della casa-museo veronese, Vanessa Carlon Valerio, a dare una prima presentazione, introducendo le due ospiti che hanno condotto l’evento: la storica dell’arte, museologa, e curatrice di fama internazionale Gabriella Belli e Giorgina Bertolino, storica dell’arte, curatrice e docente, nonché autrice del catalogo generale delle opere di Felice Casorati del 1995 aggiornato nel 2004.
Come raccontato dalla Bertolino all’incontro, c’è una leggenda su come Felice Casorati sia diventato un pittore: l’artista si auto-narra pianista prodigioso, ma quel lavoro, lo studio e la sua passione per la musica lo esauriscono e di conseguenza i medici gli vietano di suonare lo strumento tanto amato mandandolo in villeggiatura nella campagna padovana. È in questa occasione che suo padre, per consolarlo, gli regala una grande scatola di colori, dando inizio alla sua carriera da pittore. Il motivo per cui un evento dedicato all’artista è stato scelto per celebrare l’anniversario del museo è riconducibile al legame di Casorati con la città scaligera. Il pittore arriva a Verona nel 1911 e vive un periodo luminoso, accolto con grande cordialità dall’ambiente artistico, soprattutto grazie a un’amicizia molto intensa e duratura con Guido Trentini, conosciuto alla Biennale di Venezia del 1910. A Verona, oltre a Il sogno del melograno, tra le varie tele trovano spazio anche Le signorine e Bambina che gioca sul tappeto rosso, effetto di sole, entrambe esposte alla Biennale del 1912.
Tra i diversi aneddoti condivisi con il numeroso pubblico, Gabriella Belli ha affascinato i più con il racconto riguardante il dipinto protagonista dell’incontro: Il sogno del melograno, realizzato a Verona nel 1912. La storica dell’arte, frequentatrice della veronese Galleria dello Scudo, entra in contatto con la tela per la prima volta alla metà degli anni ‘90, trovandola lì esposta, poco prima che l’opera venisse acquistata da dei suoi cari amici. Dopo questo acquisto, infatti, la Belli si è trovata ad ammirare il quadro ogni volta che andava da loro in visita: il dipinto era stato appeso nella sala da pranzo, di fronte al posto a lei riservato, portandola ad instaurare col dipinto un legame intimo, che andava al di là della sua rilevanza storico-artistica e della sua bellezza.
A sua volta, anche Giorgina Bertolino ha rivelato di avere un rapporto peculiarmente personale con Il sogno del melograno. La docente, prima della visita compiuta il giorno stesso alla collezione della casa-museo, non vedeva il dipinto dal 1992, anno in cui lavorava nell’ultima galleria d’arte di Felice Casorati e sede del suo archivio. La Bertolino, non ancora laureata, passava giornate intere nella suddetta galleria d’arte torinese, dove, tra svariati dipinti, era in mostra anche il capolavoro realizzato nel clima veronese ottanta anni prima.
Ne Il sogno del melograno è rappresentata una donna dormiente distesa su un prato in pieno giorno, che poggia la testa su un cuscino trapunto di margherite e indossa una veste leggera con tralci stampati a crisantemi tenendo in mano il frutto nel titolo. Il prato richiama lo stile di Klimt ma, a differenza di questo, Casorati ne preserva la riconoscibilità botanica, con rimando a Botticelli e ai Preraffaelliti. Si tratta di una situazione fittizia, di una natura immaginata: il prato è fiorito di primavera mentre l’uva matura e il melograno rappresentano l’autunno.

Tra gli altri frutti artistici del suo periodo veronese c’è Le signorine, un dipinto realizzato nel 1912 che rappresenta quattro figure, ciascuna rispecchiante un simbolo, e dove il pittore crea un gioco ambiguo tra l’interno e l’esterno: sul tappeto sono posati oggetti domestici tra cui si distinguono quattro cartigli che associano dei nomi alle altrettante ragazze raffigurate, ognuno posizionato ai piedi della figura a cui fanno riferimento. Da Dolores, a sinistra, che rappresenta la sofferenza a Violante che incarna la nostalgia, Bianca vista come la purezza e Gioconda, l’immagine della vita soddisfatta nel matrimonio. Il pino che sta alle spalle delle signorine è uno degli alberi di Piazza Bra, visibile dalla finestra della sala da ballo che Casorati aveva reso il suo studio.
Bambina che gioca sul tappeto rosso, effetto di sole, raffigura Ada, la sorella di Guido Trentini, sdraiata su un tappeto ricco di oggetti che creano una sorta di scia. Tale tappeto diventa un mondo, una terra geometrica all’infinito che accoglie un effetto di luce creato dai raggi filtrati dalla finestra, effetto che nel successivo Il sogno del melograno è, invece, riproposto in uno scenario naturale in cui il riflesso colpisce un prato fiorito.

La presenza delle storiche dell’arte Gabriella Belli e Giorgina Bertolino ha permesso ai presenti di guadagnare una più approfondita conoscenza dell’affascinante artista novecentesco. Se siete interessati ad esplorare l’arte di Casorati, nelle sale di Palazzo Maffei posso essere trovati esposti: Il sogno del melograno (1912), Vaso con papaveri e margherite (1913) e Le piantine (1921). Mentre, se siete curiosi di saperne di più su cosa si cela dietro ai dipinti Il sogno del melograno e Le signorine, ascoltate la clip audio a inizio articolo!