Recalcati e la figura del maestro: quando la meraviglia diventa stile di apprendimento

Nel cuore del Festival della Bellezza 2025, al Teatro Romano di Verona, Massimo Recalcati ha dedicato il suo intervento a una figura oggi sempre più rara: quella del maestro, inteso non come autorità che impone, ma come presenza capace di lasciare un segno. Un vero e proprio elogio di un ruolo che sembra ormai in via di estinzione, schiacciato tra una scuola, che sembra sempre più spegnere il desiderio degli studenti, e un presente segnato da una crescente mal-educazione. 

Recalcati ha parlato di una seconda anima della scuola, quella della radura: uno spazio di luce in cui la parola del maestro non comanda, ma illumina. Una parola che non è semplicemente un esercizio di potere, bensì è un gesto di libertà, capace di rendere accessibile ciò che inizialmente appare come insormontabile. È in questo passaggio che la meraviglia della conoscenza prende forma, trasformando il muro dell’incomprensibile in un amour che apre a possibilità inedite, come suggerisce Lacan.

Secondo Recalcati, La figura del maestro è come quella di un ponte: rende possibile l’incontro con la conoscenza senza mai cristallizzarla ed esaurirla del tutto, lasciando un margine di vuoto e di desiderio da cui è possibile intraprendere sempre nuove strade conoscitive. In fondo, come insegna il primo fra tutti i maestri, vale a dire Socrate, non si può mai sapere tutto.

Infatti, contro l’idea dell’apprendimento come scala fatta di gradini ordinati, Massimo Recalcati propone l’immagine del fuoco e del percorso spiraliforme, contraddistinto da inciampi e smarrimenti, che costituiscono i momenti più fecondi del pensiero. 

Nella puntata di Le Voci della Bellezza, il podcast di Fuori Aula Network, abbiamo raccolto le voci del pubblico e dialogato con Recalcati su questi temi, fino all’immagine finale dell’onda: il maestro come colui che spinge l’allievo verso l’impatto con l’ignoto, in modo tale che, più avanti, sappia far fronte alla vita in maniera autonoma, avvalendosi delle proprie esperienze acquisite. Perché imparare davvero, e quindi crescere, significa anche separarsi, in particolare da quelle figure fondamentali che sono per noi i maestri.

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