Come ogni anno, Fuori Aula Network torna a raccontare il Festival di Sanremo con la rubrica quotidiana FAN da Sanremo.
A seguirlo dal campo sarà Matilde Carriero, inviata di FAN a Sanremo grazie alla borsa di residenza del circuito RadUni, insieme alla redazione — Maya Cordì, Giulia Gobbi, Emma Lanza, Vanessa Taranto — con la cura editoriale di Francesca Cecconi e Polimorfica APS.
Cominciamo…
Giorno 4 del FANDaSanremo
Nella serata delle cover, si sa, ci si diverte.
Nemmeno il tempo di iniziare che è già Aserejé, ja, dejé, con una delle più grandi hit degli anni 2000: Elettra Lamborghini insieme alle Las Ketchup coinvolge tutta Sanremo scendendo la scalinata dell’ Ariston con un megafono in mano ballando e invitando la folla a farlo con lei. Grazie Elettra, ci siamo tolti il maglione e ci siamo sentiti di nuovo in estate.
Immediatamente dopo di loro, Eddie Brock sorprende ed emoziona per la seconda sera di seguito. Utilizza la voce senza errori e con Fabrizio Moro ci regala una commovente versione di Portami via.
Anche la Sattei assieme a Mecna emozionano. La cantautrice in gara ha una voce perfetta, simile a quella della Consoli, ma più fresca e giovane; Mecna, d’altro canto, riesce sempre nel momento giusto ad aggiungere il suo tocco rap per concludere qualcosa di già perfetto.
Alle 21:18 è poi il turno di Patty Pravo con Timofej Andrijashenko. Sul palco ci portano Ti lascio una canzone (Gino Paoli) con la scelta, da parte della Pravo, di un’interpretazione quasi sussurrata pensata per rispettare la natura malinconica del pezzo di Paoli.
Appena dieci minuti dopo, alle 21:27, Levante e Gaia ci regalano la loro versione di I maschi (Gianna Nannini). Si divertono, si vede che sono amiche e c’è sintonia, anche da un punto di vista vocale. Alla fine dell’esibizione la Sala Mango scoppia in un super applauso non appena scatta il bacio tra le due.
Presi gli applausi, a dar loro il cambio sono Malika Ayane e Claudio Santamaria con Mi sei scoppiato dentro il cuore (Mina).
La Ayane arriva piano piano, in punta di piedi, sul palco dell’Ariston. Canta quasi sottovoce, sussurrando e con la stessa delicatezza ci sorprende anche l’attore Claudio Santa Maria. Già dall’inizio della canzone la lounge Mango di Casa Sanremo inizia a cantare. Bravi, bravi, bravi!
Tutt’altro che delicate si rivelano Le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena in un’inaspettata versione di Occhi di gatto. «O-O-O – OCCHI DI GATTTOOOOO», è tutto quello che riusciamo a sentire. La Lounge impazzisce. Balla canta strilla e ride, tanto che viene alzato il volume al massimo, finché a un certo punto torna tutto il rock che Le Bambole di Pezza avevano tralasciato nella prima e nella seconda serata. Parte un pezzo dei Led Zeppelin – Whole Lotta Love – e loro ci dimostrano veramente di che pezza sono fatte! Martina Cleo Ungarelli insegna a tutti come si fanno gli acuti e un fragoroso applauso invade la stanza dove ci troviamo.
Stasera la lounge è carica. Tutti cantano i ritornelli a squarciagola. A tratti ci sembra di essere a un concerto.
Sono appena le 21:50 e in mezzo a tutta quest’energia arrivano Dargen D’Amico, Pupo e Fabrizio Bosso per la cover di Su di noi. Inizialmente il cantante in gara non convince, ma non appena Pupo attacca il ritornello, ogni dubbio vola via. Verso la fine dell’esibizione, gli artisti ci regalano un mash up con Gam Gam, un canto ebraico che si aggiunge alle citazioni più o meno velate con cui D’Amico ha voluto lanciare il suo personale manifesto contro la guerra.
La serata scorre e sul palco troviamo subito Tommaso Paradiso con gli Stadio, per deliziarci con L’Ultima Luna di Lucio Dalla. Paradiso abbandona la sua comfort zone del “monotono alla the giornalisti” per farci scatenare alzare e ridere. Gli Stadio dieci anni fa vinsero il Festival, ma oggi hanno vinto tutta la nostra approvazione.
Passiamo a Michele Bravi con Fiorella Mannoia – Domani è un altro giorno (Ornella Vanoni). L’incipit è assegnato a Fiorella Mannoia, che lo esegue con quella delicatezza che la contraddistingue, per poi lasciare spazio alla voce di Bravi. I due hanno uno stile vocale che riesce a intrecciarsi molto bene consegnandoci una performance interessante.
Non siamo ancora a metà scaletta e con il codice 11 arrivano Tredici Pietro assieme Galeffi e Fudasca – Vita (Gianni Morandi; Lucio Dalla). Pietro inizia a cantare la sua canzone e arrivati al ritornello, sopraggiunge la sorpresa: Gianni Morandi, padre dell’artista ma anche autore del brano in gara.
«Siamo angeli!» : la Lounge Mango impazzisce nuovamente. Tutti esultano e nel mentre Gianni si commuove. È un’esibizione emozionante la loro e i due, sul palco, sembrano molto affiatati.
Questa serata delle cover sta prendendo una piega veramente positiva e la partecipazione da parte di Casa Sanremo è ai massimi livelli.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas – Il mondo (Jimmy Fontana), sul palco alle 22:18, ti fanno venire voglia di andare con loro a cantare e prenderti Il mondo. Brunori Sas, come un genitore, li prende per mano e li accompagna senza rubare la scena.
Dopo la coppia, stavolta è invece il turno di un duo inaspettato: Fulminacci e Francesca Fagnani con Parole Parole (Mina). La Fagnani recita con tono seducente, interpreta la parte di Lupo. Nel mentre Fulminacci interpreta Mina. Non ce l’aspettavamo e infatti, i due, si rivelano la coppia che non ti aspetti: incantano e ti tengono incollato allo schermo fino alla fine.
Tutt’altra energia arriva con la cover di Andamento lento portata da LDA & Aka 7even assieme a Tullio De Piscopo. La canzone inizia con Aka 7even al pianoforte e il pezzo funziona già così. Con l’arrivo di LDA e Tullio de Piscopo, la lounge Mango balla e batte le mani, finché non parte l’immancabile trenino, verso il penultimo ritornello, che attraversa tutta la sala. I due cantano accompagnati da Aka7even, che dimostra al pubblico di avere una buona estensione vocale e di essere in grado di tenere lunghi e precisi acuti. LDA non perde l’occasione per sfoggiare la sua origine napoletana. Tullio De Piscopo invece, dall’alto dei suoi ottant’anni, riesce a reggere il palco come se fosse un loro coetaneo. Con l’emozione di LDA, il risultato dell’intera esibizione è una bellissima festa tra generazioni sul palco… Quasi quasi ci è venuta voglia di chiamarli alla prossima festa di laurea!
Dopo di loro si susseguono Raf assieme ai The Kolors per la cover di The Riddle (Nik Kershaw), che ci regalano una versione del big in gara distante dal suo stile classico.
A divertirci arrivano J-Ax con Ligera County Fam per una versione sfacciata di E la vita, la vita (Cochi e Renato). Con la hit nata dalla penna di Enzo Jannacci, Cochi, Paolo Rossi, Ale e Franz e Paolo Jannacci omaggiano la Milano d’oro degli anni Settanta e dello storico locale Derby Club.
Dopo questo fortissimo revival è il turno della coppia più attesa della serata. Con il codice 17 cantano Ditonellapiaga e TonyPitony. Il loro brano è The Lady Is a Tramp. Ditonellapiaga e Tony entrano come Lady Gaga e Tony Bennett. Lei con una parrucca rosa e Tony con un completo. Cantano facendo una parodia dell’Italia di questo secolo, con tanto di siparietto.
Dopo la ventata di genialità che in fondo tutti ci aspettavamo, tocca a Enrico Nigiotti e Alfa. Il pezzo che portano è En e Xanax di Samuele Bersani. Nigiotti con il suo graffiato trasforma il pezzo in gara ma senza stravolgerlo e aggiungendo, anzi, un nonsoché di bello. Alfa, al tempo stesso, lo impreziosisce cantandoci sopra le sue barre rap. Un misto tra pelle d’oca, malinconia e voglia di farsi un piantino.
Alle 23.29 Serena Brancale si conferma una grande (ri)scoperta in questa edizione del Festival di Sanremo. Assieme a Gregory Porter e Delia porta la cover di Bésame Mucho e lo fa aprendo il pezzo con un acuto angelico che risuona all’interno dell’Ariston come il suono di una campana di vetro. Accompagnata da Delia al piano e da Gregory Porter, la Brancale ci conquista.
A seguirla con tutt’altra energia ma con altrettanta bravura e classe sono Sayf, Alex Britti e Mario Biondi con un’elegantissima versione di Hit the Road Jack (Ray Charles). Sayf irrompe sul palco con un’energia tellurica, affiancato da due autentici fuoriclasse che ne amplificano l’impatto scenico. L’ingresso della tromba arricchisce l’esibizione, mentre la presenza della madre aggiunge una dimensione emotiva.
Senza interruzioni, la serata continua con Francesco Renga e Giusy Ferreri. Il pezzo è la versione italiana di Space Oddity (David Bowie), che prende il titolo di Ragazzo solo, ragazza sola.
I due, pur solidi e coerenti con il proprio percorso, non osano davvero il salto nel vuoto: l’esibizione scorre senza guizzi memorabili né scarti sorprendenti.
Rimangono ancorati a una comfort zone stilistica rassicurante, ma proprio per questo priva di quell’elemento di rischio capace di trasformare una buona performance in un momento davvero eclatante.
Fortunatamente è il turno di Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma, in gara a mezzanotte in punto con Quello che le donne non dicono (Fiorella Mannoia).
Il palco si tinge di presenza femminile: Arisa, affiancata dal Coro del Teatro Regio di Parma, trasforma l’Ariston in un unico respiro corale, trascinando persino la sala stampa in un canto compatto e partecipe. Ai coristi in teatro si unisce idealmente anche il coro di CasaSanremo, amplificando l’effetto comunitario dell’esecuzione.
Arisa, dal canto suo, si conferma interprete di rara precisione: governa la voce con una padronanza quasi vertiginosa, scolpendo ogni frase con controllo e sensibilità. Il teatro risponde con un applauso caldo e avvolgente, tributo sentito a un’esibizione di impeccabile intensità.
Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci scelgono di misurarsi con “Baila Morena” di Zucchero, ma l’avvio è subito segnato da un imprevisto: il microfono tace, il palco trattiene il fiato. Dal fondo esplode un incitamento — «Su le mani!» — e si intuisce che il pubblico è già pronto a trasformare la cover in una festa partecipata.
Superato l’intoppo, lo show prende forma: Samurai Jay e Roy Paci avviano la performance, poi l’ingresso scenico di Belén completa il quadro con la sua presenza magnetica. Ne nasce una esibizione giocosa e trascinante, che restituisce l’anima solare del brano di Zucchero e lo rilancia come detonatore di entusiasmo. E a quel punto, più che un commento, resta un grido liberatorio: “Baila Morena!”.
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo portano una cover di Cinque giorni, una interpretazione classica che vede esaltare i timbri vocali di entrambi gli artisti. Tuttavia, proprio questa fedeltà all’originale finisce per essere un’arma a doppio taglio: la cover resta bella, sì, ma forse avrebbe beneficiato di una rilettura capace di spostarne l’asse stilistico e sorprendere davvero. Casa Sanremo, in ogni caso, risponde con calore autentico: tutti cantano a sguarciagola.
Fedez & Marco Masini rileggono Meravigliosa Creatura della Nannini con Stjepan Hauser. Apre Masini, attacca poi Fedez con delle sue barre rap, il risultato è convincente.
Ermal Meta accompagnato al pianoforte da Durdast porta Golden Hour dimostrando una grande eleganza tecnica che rasenta la lezione magistrale. La pronuncia inglese è nitida, mai artefatta; il controllo del fiato impeccabile. Scolpisce le frasi con una tenuta delle note solida e luminosa, dosando vibrati calibrati che amplificano l’intensità emotiva senza mai scivolare nell’eccesso. È una cover che non cerca l’effetto, ma la qualità.
Nayt con Joan Thiele ci presentano una versione di La canzone dell’amore perduto di De André. La voce raffinata e controllata di Joan Thiele regala al brano nuova energia, conferendogli eleganza e dinamismo. Nayt, preciso e diretto nelle sue interpretazioni, crea con lei un duetto perfettamente equilibrato: un’accoppiata vincente che onora pienamente un capolavoro della musica italiana. Sul finale, l’emozione prende il sopravvento: Nayt non trattiene il sentimento e, tra sinceri complimenti, ringrazia Joan, suggellando un momento di autentica complicità artistica.
Luchè e Gianluca Grignani, con Falco a metà, dimostrano che certe coppie sul palco sorprendono più di quanto ci si aspetti. L’incontro tra il rock di Grignani e il dialetto napoletano di Luchè trasforma uno dei pezzi più iconici del cantautore in una reinterpretazione che porta anche la firma di Luchè.
Chiello, impeccabile nel look da Achille Lauro, sale sul palco con Saverio Cigarini per interpretare Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, conquistando subito il pubblico con la sua presenza magnetica. Chiello dimostra stasera che la sua versatilità non conosce limiti: dalla trap della FSK Satellite all’indie di Oceano Paradiso, riesce a calarsi con autenticità anche nell’universo poetico di Tenco. Il risultato è una performance sorprendente, che conferma la sua capacità di rendere ogni brano personale senza tradirne l’essenza originale.
Era già tutto previsto non solo il titolo di questa cover, ma anche il successo con cui Leo Gassmann e Aiello la portano sul palco. Gassmann si conferma principe delle ballad romantiche, supportando Aiello con una solida base vocale, mentre il compagno di duetto padroneggia il vibrato con classe. Il giovane artista sfoggia fioriture e acuti precisi, capaci di coinvolgere e sorprendere, confermando tecnica e musicalità. Bravo Leo: hai colpito esattamente dove serviva, regalando un momento di autentica emozione.
All’annuncio della top 10 si sono registrati entusiasmi e qualche sorpresa, ma sui vincitori della serata cover non c’è stato alcun dubbio. TonyPitony e Ditonellapiaga conquistano meritatamente il podio con la loro vibrante versione di The Lady Is a Tramp.
Bravi ragazzi: un riconoscimento pienamente meritato!