Come ogni anno, Fuori Aula Network torna a raccontare il Festival di Sanremo con la rubrica quotidiana FAN da Sanremo.
A seguirlo dal campo sarà Matilde Carriero, inviata di FAN a Sanremo grazie alla borsa di residenza del circuito RadUni, insieme alla redazione — Maya Cordì, Giulia Gobbi, Emma Lanza, Vanessa Taranto — con la cura editoriale di Francesca Cecconi e Polimorfica APS.
Cominciamo…
Giorno 3 del FANDaSanremo
Terza Serata Festival di Sanremo. Ore 20:30. Il grande schermo è acceso, le sedute di Casa Sanremo sono calde, le persone impazienti, ma la lotta per i divanetti è partita ben prima, e noi… siamo riusciti a non rimanere in piedi!

La terza puntata della kermesse inizia con la finale della categoria “Nuove proposte”. Gli sfidanti sono Niccolò Filippucci e Angelica Bove, entrambi figli di un talent, ed entrambi finalisti di Sanremo Giovani. A condurre le nuove proposte è Gianluca Gazzoli.
Niccolò Filippucci cantautore italiano, classe 2006, lo scorso anno ha partecipato al famoso show televisivo Amici di Maria de Filippi. In questa edizione di Sanremo porta in gara il brano Laguna, che si adatta perfettamente alle caratteristiche vocali e all’impeccabile precisione tecnica del giovane artista umbro.
Angelica Bove invece, dopo aver partecipato al talent X Factor, ci ammalia con una struggente ballad dal titolo Mattone, che canta di un dolore, un fardello, incombente e pesante come un mattone, appunto. Un qualcosa che inizialmente pesa, ma sul quale si potrà poi costruire qualcos’altro di nuovo. Una canzone che è una dedica al lutto di entrambi i genitori, persi a distanza di poco tempo l’uno dall’altro.
La vittoria assegnata al diciannovenne Niccolò Filippucci divide Casa Sanremo, nella quale ci trovavamo, all’annuncio di Carlo Conti; chi esultava dalla felicità e chi inveiva deluso per la perdita di Angelica Bove che, secondo voci di corridoio, sarebbe dovuta essere la favorita di questa edizione.
Ma torniamo ai big in gara.
In questa terza sera a esibirsi è stata la seconda metà dei 30 artisti che partecipano al Festival.
Ad aprire stavolta sono Maria Antonietta e Colombre con La felicità e basta, un brano pop sofisticato e non una canzone commerciale pensata per essere soltanto un tormentone estivo. Porta un messaggio che parla di felicità, diverte e fa divertire. I due sul palco hanno una complicità notevole, esplicita e genuina, trasmettendo questa sintonia anche al pubblico che li ascolta da casa. La percezione di chimica fra i due è alimentata dal fatto che siano una coppia non solo sul palco, ma anche nella vita da più di 15 anni.
Nel vedere un reel di La Repubblica che li ritrae uscire dall’Ariston in tandem, riusciamo solo a pensare: “Mamma vorrei una storia come la loro!”.
Dopo la loro esibizione, entra in scena Leo Gassman con una serenità disarmante portando una canzone che a primo impatto potrebbe sembrare a tutti gli effetti un pop commerciale, ma forse non è così. Chiediamoci: Natura è commerciale oppure è un brano che funziona perché ben costruito?
Anche Malika Ayane porta un brano pop, Animali Notturni, ma nel suo caso si tratta di un pezzo distante dagli altri e lontano dalla Malika Ayane che tutti abbiamo imparato a conoscere. Il suo è un funky piuttosto evocativo, che si mescola al sound tribale accentuato dalle percussioni e da delle insolite bottiglie di vetro, in grado di descrivere perfettamente l’intenzione del brano.
Dopo Malika Ayane, uno dei favoriti di questo Festival: Sal Da Vinci con la sua Per sempre sì, un pop contemporaneo dall’anima neomelodica. C’è poco da dire. Ti fa venire voglia di ballare con lui e di cantare il ritornello a squarciagola: «Saremo io e te/Accussì/Sarrà pe sempe sì!».
Senza nessun tipo di problema tecnico e con una prova – non si sa mai – per vedere se il microfono funzionasse, calca nuovamente il palco dell’Ariston Tredici Pietro, con uomo che cade. Il suo è un brano che fa capire al pubblico del Festival di che pasta sia fatto il giovane cantautore bolognese.
Oggi abbiamo assistito alla sua conferenza stampa in sala Lucio Dalla. Qui ha avuto l’occasione di raccontarci com’è nato questo pezzo, spiegandoci che tutto è iniziato circa un anno fa e la sua composizione è avvenuta con l’aiuto fondamentale del cantautore Antonio Di Martino.
«Questo brano si chiamava bimbo che cade inizialmente per come l’avevo scritto io» afferma Pietro «perché non mi sentivo di potermi dare lo scettro di uomo. In questo Di Martino mi è venuto incontro, probabilmente perché stavamo scrivendo il brano assieme. Lui stava componendo, mentre io stavo proprio scrivendo le parole».
Il giovane cantautore continua poi «Probabilmente Di Martino voleva rivedersi anche lui nel lavoro che stavo facendo. Mi guarda e mi suggerisce che io posso dire di essere un uomo. “Tu sei grande, sei vivo!” Mi ha detto lui. “Tu sei un uomo perché ti indichi bimbo“. In qualche modo mi è stata di aiuto questa cosa perché io comunque mi sentivo bimbo fino all’anno scorso. Ero lo stesso Pietro forse di dieci anni fa, lo stesso Pietro di Pizza e Fichi».
Tornando alla serata arriviamo al turno di Raf, per la quinta volta sul palco dell’Ariston. Il cantautore, con Ora e per sempre, porta una ballad che “prende”, sì, ma non convince.
Lo stesso, purtroppo, fa Francesco Renga: siamo all’infinitesimo Sanremo, ma anche all’ennesima canzone uguale, a tutte quelle che ha cantato finora. Il meglio di me non convince. «Perdona il peggio di me, il peggio di me, il peggio di me/Lascialo in macchina»… Allora Francesco, questa canzone la lasciamo in macchina. Che dici?
Tra le esibizioni di Raf e Renga vengono annunciati i super ospiti della serata: Eros Ramazzotti e Alicia Keys. Casa Sanremo scoppia in un enorme applauso e poi silenzio per ascoltarli.
L’applauso più grande da parte di Casa Sanremo, però, è stato quello dedicato a Fru dei the Jackal, una volta salito sul Suzuki Stage insieme ai The Kolors, ricordando la gag realizzata lo scorso anno con la coreografia sul brano Tu con chi fai l’amore. Ma una domanda sorge spontanea: è possibile che Fru faccia più scalpore di Alicia Keys?
Dopo di loro, Eddie Brock arriva e sorprende. Rispetto alla prima sera la performance è nettamente migliore. Nessuna stecca strana.
A questo giro Avvoltoi ci è piaciuta, tanto che Casa Sanremo si è lasciata andare a un momento karaoke e si messa a cantare. Sarà questo un nuovo tormentone “instagrammabile” e “tiktokkabile” o una nuova hit?
La serata procede con una decina di minuti di ritardo, a causa del problema tecnico durante l’esibizione di Alicia Keys. Carlo Conti è impaziente, ma sembra aver fatto pace col ritardo… per ora!
Nel frattempo, tutto molto bello per noi sulla terrazza di Casa Sanremo, se non fosse che al Suzuki Stage stanno suonando i The Kolors e noi siamo costretti ad ascoltare con due orecchie due cose diverse.
A ogni modo, arriva il momento di Serena Brancale, anche lei una delle più quotate del Festival. Porta una ballad romantica con dei vibrati stretti e controllati e degli acuti devastanti, virtuosismi, tremolii e melismi. Dopo lo scorso anno dove ci ha fatto ballare sulle note di Anema e core, oggi ci fa piangere e godere allo stesso tempo con la sua Qui con me. Dimostra di avere una versatilità e una precisione tecnica disarmanti.
Samurai Jay è invece la quota urban trap di Sanremo 2026. Può piacere e non piacere. Vorrei potervi dire di più, ma il grande schermo della terrazza di Casa Sanremo si è spento proprio nel momento cruciale dell’esibizione.

Come nel caso di Eddie Brock torniamo a chiederci: sarà soltanto un tormentone o ha davvero del potenziale?
Magica Favola invece sei proprio tu, Arisa, che ti muovi con agilità nel registro medio alto con un timbro pulitissimo che denota una padronanza perfetta del fiato. Il vibrato viene utilizzato soltanto alla fine delle frasi per enfatizzare l’effetto “favola”. L’artista si gioca le prime posizioni con la Brancale, Sal Da Vinci e Tommaso Paradiso. Ma per noi è solamente sublime. La lounge Mango scoppia in un fragrante applauso.
Che dire? Prenditelo tutto.
Michele Bravi intonando la sua Prima o poi, inizia con un graffiato basso che non siamo certi gli si addica del tutto. Classico brano alla Michele Bravi, nulla di eclatante: un misto tra un classico “Michelese” e un classico sanremese. Non dice nulla di nuovo sulla personalità dell’artista. Tuttavia, il suono è pieno, ma non basta a convincere.
Anche Luchè non riesce a sorprendere. Ci presenta un pezzo che possiamo definire la “Lucata”, ovvero un pezzo totalmente nelle sue corde, ma che non porta nessuna novità. Insomma, sarà un classico che gli si addice, o qualcosa che annoia terribilmente? Luchè rimane un grande “Non lo so!”.
Quasi a fine serata, Mara Sattei con Le cose che non sai di me, ci ricorda che suo fratello Davide Mattei, in arte Tha Supreme, l’ha aiutata a scrivere e produrre il pezzo.
D’altronde possiamo sentire la sua firma dal modo in cui viene gestito il suono nelle parole, enfatizzando e allungando l’ultima lettera: Tha Supreme è noto per questo e Mara Sattei, al contrario di Luchè, è per noi un grande sì!
A chiudere questa terza puntata del Festival è infine Sayf con Tu mi piaci tanto. Al primo ascolto non ci aveva convinto, ma più l’ascoltiamo e più «TU MI PIACI TAAANTOO». Si tratta di un brano fresco, contemporaneo, che porta un messaggio di denuncia sociale: un messaggio portato da un giovane ragazzo su un grande palco e un’analisi politica meticolosamente eseguita. Nel testo anche alcuni riferimenti a personaggi di rilievo nell’ Italia del passato, come per esempio l’azione di Cannavaro, oppure a vari infausti motivi del perché l’italia sia conosciuta nel mondo, accompagnati dall’esplicita citazione alla figura di Silvio Berlusconi: «E come ha detto un imprenditore: “L’Italia è il paese che amo”».
Questa terza giornata ci ha divertito e ancora una volta andiamo a letto carichi per la prossima serata… stavolta quella delle cover, indubbiamente il momento più alto di ogni edizione del Festival.